2006 - Autoritratto Bassorilievo in arenaria Cm 26x21x18
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Quella del ”piccamolas” era un’antica
professione ancora esercitata in Sardegna fino ai primi decenni del secolo
scorso. Da tempo immemore, nei nostri
paesi, ogni nucleo familiare provvedeva direttamente
alla macinatura del grano mediante “sa mola”, una rudimentale macina
in basalto azionata a trazione animale. Il pane, è appena il caso di
ricordarlo, era un bene molto prezioso. “Piccai”, ovvero ribattere con una
piccozza le parti in pietra de “sa mola” per ripristinare la
rugosità necessaria a consentire la frantumazione dei chicchi, era dunque
un’esigenza molto sentita. L’attività di produzione e
manutenzione delle macine -in questo consisteva praticamente il lavoro del
“piccamolas”- doveva avere una grande
importanza nell’economia di sussistenza dell’epoca. E’ dunque probabile che fin
dall’età della pietra, generazioni di “piccamolas” abbiano vagato per
impervi sentieri di villaggio in villaggio, portando oltre alla loro opera
anche una ventata di novità su quanto accadeva da altre parti
dell’isola. Anche il “piccamolas” del terzo millennio,
seguendo le orme di quello nuragico, vuole portare le proprie pietre nel
villaggio globale e raccontare con esse le proprie novità. Sono storie semplici, sensazioni conosciute in altri tempi, vicende vissute in altri luoghi o forse più semplicemente gesti, quelli stessi che da sempre ci accompagnano nel vivere quotidiano. |